È la prima domanda che mi fanno da quando se ne parla: «con il Salva Casa posso finalmente sanare tutto?». La risposta è netta: no, il Salva Casa non è un condono.
Non è una sanatoria straordinaria: è una riforma permanente
Il “Salva Casa” (D.L. 69/2024, convertito in L. 105/2024) è una riforma strutturale e permanente del Testo Unico dell’Edilizia (DPR 380/2001). Non apre una finestra temporanea per pagare un’oblazione e chiudere gli abusi, come facevano i condoni. Ridisegna in modo stabile il confine tra difformità rilevante e irregolarità tollerata, semplificando la regolarizzazione delle lievi difformità e delle piccole trasformazioni interne.
Cosa NON sana
Qui sta il punto più frainteso. Restano fuori dalla semplificazione: gli abusi in assenza di titolo con aumento di volume o superficie non conformi allo strumento urbanistico; gli interventi su immobili vincolati privi di compatibilità paesaggistica; le difformità non conformi né alla disciplina dell’epoca né a quella attuale; le opere in zona sismica prive dei titoli strutturali. In questi casi la strada resta l’accertamento ordinario, con esiti non scontati.
Cosa semplifica, invece
Agisce su sei leve: le tolleranze costruttive (art. 34-bis), lo stato legittimo desunto dall’ultimo titolo (art. 9-bis), l’accertamento di conformità attenuato (art. 36-bis, con SCIA in sanatoria senza demolizione), il cambio di destinazione d’uso (art. 23-ter), l’agibilità con deroghe igienico-sanitarie (art. 24) e l’edilizia libera per VEPA e pergole bioclimatiche (art. 6).
Perché la differenza conta
Un condono è straordinario, a termine e discrezionale; il Salva Casa è permanente e tecnico. Ma proprio perché non è una spugna che cancella tutto, serve la verifica caso per caso: capire se la tua difformità è tolleranza, è sanabile con SCIA o resta fuori. È il perimetro del Metodo CheckVendita™.
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